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12/06/2016 | 12:30

A meno di un mese dall'ultima emergenza migratoria che ha interessato il capoluogo messapico, in centinaia sono stati trasportati oggi dal rimorchiatore norvegese Siem Pilot. Calò (NcS) 'Vogliono trasformare il Salento in un centro di accoglienza diffuso'.


Sbarco nel porto di Brindisi


Brindisi. Era il 26 maggio scorso quando oltre 300 profughi, trasportati dalla nave militare tedesca Karl Shure, furono fatti sbarcare sulle banchine del porto interno di Brindisi. Stamane la scena si è ripetuta, ma, questa volta, a numeri raddoppiati: oltre 650 migranti, destinati in origine a Reggio Calabria, sono giunti a bordo rimorchiatore norvegese Siem Pilot, in dotazione a Frontex, nell’area portuale di Sant’Apollinare dove, immediatamente, sono state attivate le procedure di primo soccorso, smistamento e identificazione.

Una sessantina, circa, le donne e altrettanti i bambini di cui, la gran parte, senza accompagnamento. Stando a quanto riferito dagli organi competenti, la maggior parte di essi resterà in Puglia: 118, infatti, saranno accolti nei centri predisposti a Lecce e Provincia, mentre altrettanti, più tutti i minori, troveranno ricovero nel brindisino. A scaglioni, poi, tutti gli altri nelle restanti province.

Ricordiamo che gli immigrati sono stati messi in salvo a largo delle coste libiche venerdì scorso, in uno dei tanti naufragi nel canale di Sicilia.

Quello che fa ancora più pensare è lo stato di molti di loro: stando a quanto si apprende, sarebbero 10 i casi di scabbia, mentre alcune persone riporterebbero ferite derivanti dal naufragio. Per non parlare delle due donne decedute nel corso del terribile episodio.

Un dispiegamento di forze non indifferenti si sta verificando al fine di consentire le operazioni di accoglienza e identificazione, tra Croce Rossa, 118, Protezione civile e Forze dell’ordine. Impegnata anche la Divisione Immigrazione e la Polizia Scientifica della Questura di Lecce, che stanno lavorando per identificare e fotosegnalare 63 dei 652 immigrati giunti a Brindisi. Le operazioni si svolgono come sempre al centro Don Tonino Bello di Otranto, con interviste finalizzate a ricostruire vicissitudini e viaggio di ciascun immigrato, al fine di valutare i provvedimenti da adottare e soprattutto individuare la presenza di scafisti.

La mole di lavoro  non è indifferente, visto anche lo sbarco di 45 persone ieri al largo di Otranto e che conferma quanto ampiamente annunciato nei mesi scorsi. Gli sbarchi hanno fatto registrare un’impennata preoccupante che non può che far parlare di emergenza.
 
Numeri da capogiro, insomma, che lasciano presagire l’incrementarsi del fenomeno, soprattutto con l’avanzare della bella stagione, con ripercussioni non prevedibili allo stato attuale delle cose e non mancano, già, le prime reazioni sul piano politico, prima fra tutte quella di Leonardo Calò, responsabile del movimento Noi con Salvini per Lecce e Provincia, che denuncia il silenzio delle amministrazioni locali mentre “il territorio, i cittadini e gli operatori turistici, ancora una volta, devono subire le politiche scellerate sull’immigrazione che antepongono gli interessi di pochi al bene di tutti! Come detto più volte – conclude Calò – è ormai chiaro che si voglia trasformare il Salento in un enorme ‘centro accoglienza diffuso’ con buona pace delle aspirazioni e degli sforzi fatti in questi anni per guadagnarsi un posto da leader nelle mete turistiche mondiali”.
 
di Luca Nigro




Autore: A cura della Redazione

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